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Il Mentoring: un’ancora di salvezza per la dispersione scolastica

Pubblicato il: 20 aprile 2014 | Commenti 0

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In Italia negli ultimi anni si sta espandendo sempre di più la dispersione scolastica: un fenomeno complesso, espressione di un malessere che si manifesta all’interno di un sistema nel quale interagiscono alunni, docenti e familiari, che può concretizzarsi in un allontanamento fisico o mentale del ragazzo dalla scuola.

La dispersione scolastica si può analizzare secondo un approccio sistemico prendendo in considerazione il continuo intreccio tra elementi interni ed esterni alla scuola collegati anche alle problematiche del vissuto giovanile.

 

Cosa fare?

Per arginare questo allarmante processo, il sistema scolastico deve considerare come punto fondamentale la promozione della persona e la trasmissione di conoscenze.

La scuola ha il compito di promuovere il processo di crescita dell’alunno considerando allo stesso modo sia la dimensione cognitiva che affettiva. Senza dimenticare che l’impegno scolastico può contribuire alla costruzione dell’identità poiché vi è una stretta interrelazione fra il concetto di sé e l’esperienza di apprendimento.

Inoltre, una buona relazione personale tra insegnante ed alunno sviluppa in quest’ultimo sicurezza e un buon equilibrio tra affettività e razionalità rendendolo capace di potenziare la propria capacità decisionale.

 

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Cos’è il mentoring?

Il mentoring è proprio quel percorso formativo volto a favorire il consolidamento delle capacità decisionali e creare una migliore consapevolezza di sé attraverso l’affiancamento dell’allievo con una persona di maggior esperienza (che può essere un adulto o anche un compagno di qualche anno più grande).

Il ruolo del mentore è quello di valorizzare le caratteristiche individuali del ragazzo in modo tale che non vi sia un perenne confronto con le prestazioni degli altri ma sia possibile arrivare alla consapevolezza di sé e dei propri punti di forza da utilizzare per effettuare scelte mirate.

Un altro aspetto importante da non sottovalutare è quello di trasmettere, attraverso il mentore, curiosità ed entusiasmo attraverso contenuti anche pratici di lettura della realtà sociale e lavorativa.

Il sistema educativo svolge infatti, oltre all’azione informativa, anche quella decondizionante così da permettere allo studente di operare scelte liberamente.

Dalle ricerche in merito sono tre le dimensioni considerate più influenti nel contrastare il drop-out (abbandono scolastico):

– l’autoefficacia,

– le motivazioni

– le tecniche o i processi metacognitivi.

 

Secondo Bandura “il senso di autoefficacia non riguarda il numero di abilità possedute, ma ciò che si crede di poter fare con i mezzi a propria disposizione in una varietà di circostanze diverse” e tra le fonti principali dell’autoefficacia possiamo elencare le esperienze personali, vicarie, la persuasione verbale e gli stati emotivi e fisiologici.

La motivazione è l’elemento essenziale, la spinta energica che il soggetto utilizza per impegnarsi in un compito.

I processi metacognitivi, o meglio la metacognizione, sono un insieme di tecniche e strategie che permettono di regolare il funzionamento cognitivo nella risoluzione dei problemi.

Insegnare è un’attività di straordinario spessore morale, una delle più alte e creative dell’uomo: il mentore, l’insegnante, il genitore hanno una grande responsabilità poiché scrivono nell’anima dei propri alunni e dei propri figli.

Grazie alla Dott.ssa Simona Falasca per la collaborazione nella stesura

 

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